I testi rappresentati
LE COEFORE di Eschilo, versione di Giuseppe Marchetti
Ermes,
della terra
Dio:
guarda mio padre
ucciso. Salvami,
nell'ora in cui ritorno dall'esilio alla mia terra. Qui
sul tumulo
della tomba di mio padre invoco perché...
Mi ascolti?
Rappresentato nel 1992, in Palazzo Bargnani-Dandolo, Adro e nella Pieve romanica di Erbusco

Bellezze, bellezze sfiorite, ma pur sempre bellezze quelle donne vizzite e stracolme di trucco e pittura sulle parti visibili del corpo. Le invisibili sognate. Bellezze comunque. Nel ricordo di quando giovani, fresche, appena lavate, profumate, entravano nell’autogrill a sorbire il caffè prima del turno. Elegantissime. Le labbra rosse. Le labbra della tazzina rosse. Leccarle le tazzine prima di darle a lavare ai luridi fattorini. Leccare anche il seucher sul fondo della tazza, non potendo leccare altro. Fargliela vedere la
lingua fin dove arriva.
Gli anni anche per loro. Gli anni di prima, quando la loro bellezza era un’irraggiungibile bellezza. Traditöre! Glielo facevano tirare fino… E dopo non li cacavano i baristi, cioè i contadini diventati baristi con le mani da letame, i muratori diventati baristi con le mani da badile. E a loro, i baristi contadinisti e muratoristi gli arrivava fino… Niente! Niente! Anche per lui, il Gaudina O’Hara babbo, che le mani ce le aveva da sarto. Non lo cacavano lo stesso!
Rappresentato al teatro Out Off di Milano nel 1994
IL SOLE DENTRO IL COTONE
Rappresentato nel 1991 al Teatro Lizard di Brescia. Con Luca Rubagotti, regia di Giulio Bertoli
L'ARTIGLIO/NOTTURNO
CRAON: Rimani qui, al riparo, fino a che la prima linea di luce, l’Angelus, sveglierà le foglie, i fiori e salirà con essi dove il sole inizia. Tu, insieme al fringuello che distende le ali per asciugare la notte, tu inginocchiato reciterai le preghiere del mattino.Poi raggiungimi, oltre la casa di Anna Vercors: io sarò ad aspettare. (si allontana)
PAOLO: Non potete andarE. Anche voi dovete rimanere qui, al riparo. Sta per piovere.
CRAON: Cancellerà le orme degli uomini dalla terra e il mondo – per un istante – ritornerà a essere delle erbe, degli animali.
Rappresentato nel 1994 alle Scuderie di Palazzo Lechi di Erbusco. Con Aldo Engheben e Giuseppina Turra e Viola Costa. Regia di Aldo Engheben
WELBEKOMMEN SIGNORA ALVING
Mi manca la parola mi manca...Troia di un figlio. Sifilitico lui e suo padre. Io che l'ho fatto, io... Mi sono fatta. Regine! Bastarda dove sei? Sono mostruose quelle foglie contro i vetri. Regine lascia stare tuo fratello Osvald. Non toccarlo. E' malato. Perchè sei rimasta, Regine? Quest'isola è maledetta. Piove sempre. Le dodici fiale di morfina. Le ha portate per me, Regine. Io gliele inietterò quando lui demente. Spicca il volo, Regine. Quest'acqua corrode. Ha portato dell'altro, Regine? Chiudi, chiudi Regine. Quelle foglie vogliono invadere la casa.
Cosa dice tuo padre? Non ti sveglia la notte? Non ti mette a sedere sul letto? Non pettina i tuoi bellissimi capelli? Si imputridiranno se continuerai a toccare tuo fratello! E' malato. Suo padre è malato. Vuole vedere le mie braccia. Ogni notte le accarezza nell'incavo dove il braccio con l'avambraccio... Non fatemi dire Manders! Non fatemi dire la disperazione. Lasciami! Lasciami! Ogni notte gli grido: Lasciami, non voglio vedere il sole entrare nella mia stanza. Inutilmente Manders! E' così bello il sole quando entra nella mia stanza e fuori continua ad essere notte. E'allora che lui mi prende come vuole. Ogni notte Manders. La sua carne aumenta. Mi trascina fuori nel giardino, fino al cantiere, fino da tuo padre, Regine! Il falegname Engastrand! Capo falegname. Va da lui! Spicca il volo, Regine. L'acqua marcisce. Lui ti insegnerà ciò di cui io sono maestra. Si può marcire nella menzogna e vivere onestamente, Regine. Ha sposato tua madre. La bestia. La femmina bestia. Tra quelle foglie mostruose. Lo cavalcava. Li ho visti, Regine! Senza più cazzo Alving, dentro tutto in lei il mio capitano. Il terrore dentro gli occhi. Non aveva più niente di suo. Ha schizzato Alving. Dalla paura ha schizzato veloce. Ma la bestia ancora su di lui. Anche le foglie su di lui. Non restituendogli nulla. Neanche una goccia. Godendo di lui, lei e le foglie. Godendo il suo terrore ti ha concepita Regine. Senza malattia concepita. Tu regina. Il mio Osvald inverminato. Tua madre purulenta. Io mi sono fatta. Tu cosa vuoi fare Regine?

L'AMORE DI MADDALENA
Maddalena, che cerchi? Lui non c’è più. Le appaiono due angeli, che si limitano a chiederle quale sia la causa del suo dolore, ma non le rivolgono nemmeno una parola di consolazione, né le rivelano dov’è Gesù.
E finalmente egli le appare, ma lei non lo riconosce.
Le si rivela; forse vuole appagare il suo amore avido.
Non è così.
Egli vuole, al contrario, tormentarla ulteriormente, al punto che, quando, in preda al suo trasporto si precipita verso di lui, Gesù le dice: “Non mi toccare!”
O Dio, che amante è questi che si mostra a colei che lo ama solo per annunciarle che non vuol essere toccato! Ma lasciala almeno baciarti i piedi!
No, non lo farà.
Essa si slancia verso di lui credendo di trovare sempre in Gesù la stessa indulgenza e invece Gesù la respinge; la allontana da sé dicendole: “Non toccarmi”, parole concepite per l’eterno tormento del suo amore.
Il terribile effetto che produssero quelle parole di Gesù sul cuore di Maddalena. Si consuma, si sfinisce, si strazia il cuore con desideri violenti. Frustrata nei suoi desideri, cade in preda al furore e non riesce più a sopportare la vita.
Maddalena, attirata e respinta, non può abbracciare Gesù non può il suo corpo e nemmeno la sua ombra.
Che farà? Dove si volgerà?
Non può fare altro che gridare più e più volte con la sposa: “Revertere, revertere. Ritorna, o mio diletto, ritorna. Ahimé! Non ti ho visto che un attimo. Ritorna, ritorna ancora una volta! Che io possa baciare i tuoi piedi ancora una volta!"
Ma Gesù non ritorna. Egli è sordo ai pianti e alla disperazione di un’amante tanto appassionata.“Vieni, avvicinati, squarcia le nubi, mostrati: ritorna”. Maddalena l’ha visto, l’ha udito, l’ha toccato e lui ad un tratto se n’è andato. Aveva abbandonato tutto per lui.
E Lui....
Testo di Anonimo francese del XVII secolo, drammaturgia e regia di Giuseppe Marchetti, con Giuseppina Turra. Brescia, Chiesa del Carmine 2008 ; Duomo vecchio , Brescia 2009
PRIMA LETTERA AI CORINZI
Versione e regia di Giuseppe Marchetti, con Franca Nuti.
Brescia, Foro Romano, 2002.
LETTERA AI GALATI
In verità, un altro/ Vangelo non c'è/ diverso da quello/ che ricevuto avete da me. /Esistono alcuni però/ che confondere vi fanno/ e che il Vangelo di Cristo/ sovvertire vorrebbero. Maledetti!/ Maledetto io stesso!/ Maledetto sia l'Angelo,/ se un angelo del cielo ed io/ annunciassimo un Vangelo/ diverso/ da quello che vi abbiamo/ annunciato./ Il consenso degli uomini /io non cerco./ il consenso di Dio/ io ricerco./ Di piacere agli uomini non voglio/ di essere servitore di Cristo pretendo.
Versione e regia di Giuseppe Marchetti, con Virginio Gazzolo. Brescia, Foro Romano, 2003.
SECONDA LETTERA AI CORINZI
Versione e regia di Giuseppe Marchetti, con Franca Nuti. Brescia, Duomo vecchio, 2005
BLACK DOG
PAOLO: Buono, vero?
GIACOMO: Mi sta rilassando.
PAOLO: Quanti studenti oggi?
GIACOMO: 15 questa mattina e 22 nella sessione del pomeriggio.
PAOLO: Una sfacchinata.
PAOLO: Passami lo spino...
GIACOMO: A te com’è andata?
PAOLO: Il solito deserto. 5 studenti. Tutti e 5 motivati…
GIACOMO: Ah sì?
PAOLO: … a dichiarare che la crisi del marxismo dipende dal fatto che la teoria marxiana è stata travisata e falsificata. Mi fanno una rabbia quando si ostinano a ripetere che se fosse stata applicata correttamente la teoria marxiana…
GIACOMO: Gli ultimi marxisti, degli idealisti perfetti. C’è da spararsi!
PAOLO: Se non si guarda fino in fondo alla crisi del marxismo nemmeno è ipotizzabile la sua rimonta.
GIACOMO: Cazzo, Paolo, la televisione! Quasi me ne dimenticavo. Ci sono novità?
PAOLO: Se ne stanno andando via tutti. Una sfilata di macchine scassate, con a bordo gente ancora più scassata.
GIACOMO: Non immaginavo finisse così…
PAOLO: Non è detto, finisca così…
GIACOMO: È finita, Paolo.
PAOLO: Cazzo! Come è stato possibile?! Nell’ultima grande rivoluzione proletaria, nella tanto stigmatizzata rivoluzione culturale cinese, le masse chiedevano più comunismo, e questi avrebbero dovuto fare altrettanto. Invece, questi pidocchiosi stanno facendo crollare la Repubblica Democratica Tedesca per 500 marchi a cranio, da spendere nei grandi magazzini di Berlino ovest.
GIACOMO: Passami lo spino per favore.